Risposta breve:
A causa dello spam.

Risposta lunga:
Sapevate che l’e-mail arriva dagli anni 70?

C’erano una volta… i militari – e poi le università – che avevano accesso a Internet (già ARPANET), e nessuno pensava alla possibilità che un giorno chiunque si sarebbe potuto connettere a chiunque, con una unica rete mondiale, senza confini. E così il protocollo di trasmissione delle e-mail fu comprensibilmente inventato senza prevedere alcuna protezione in grado di bloccare l’invio di informazioni non richieste.

Oggi posso aprire il mio portatile, avviare il mio client per la posta elettronica, digitare un indirizzo a caso tipo bob@aol.com (scusami Bob, scommetto che ci sei abituato) e mandargli qualsiasi cosa. Una cartolina elettronica, una barzelletta, un insulto o semplicemente un e-mail di spam.
Non c’è nulla che mi possa fermare, e posso mandare 1, 100, 1.000.000.000 di queste e-mail (nell’ultimo esempio… magari con un software automatico). I controlli su cosa sto mandando vengono eseguiti quando l’e-mail è già stata inviata, e non c’è alcun sistema “istituzionale” che possa impedire al mio spam di raggiungere il suo obiettivo: solo i filtri antispam sono in grado di bloccarlo, giusto una frazione di secondo prima che esso raggiunga la cartella “posta in arrivo” del destinatario.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il carico di spam che troviamo nella nostra “inbox” è variabile e legato alle performance del filtro antispam del nostro provider (a volte meglio, a volte peggio), e non è mai zero. E’ chiaro: i filtri per lo spam sono basati su sistemi euristici e sperimentali; si basano su liste nere, filtraggio di “parole sensibili”, rapporti manuali degli utenti… ma tutti questi metodi hanno come obiettivo il tentativo di mitigare il problema e non sono in grado di risolverlo, dato che è impossibile eliminare lo spam su un sistema che è nato quando lo spam non esisteva affatto.

L’Europa è nel bel mezzo del processo di switch-off delle trasmissioni terrestri (nei prossimi anni passeremo da un sistema televisivo degli anni ’20 al DVB-T), l’IPv6 arriverà, Netscape è morta ma stiamo ancora mandando e-mail con lo stesso protocollo degli anni ’70, senza un sistema di blocco definitivo dello spam. Lo spam costa al Mondo 10 miliardi all’anno. Non è ora di prendere una decisione e fermarlo?

Se decidiamo per spegnere i server e-mail (basta far bloccare ai provider, con un accordo internazionale tra le principali nazioni industrializzate, un paio di porte usate dai server SMTP e POP3 per far diventare il vecchio sistema e-mail improvvisamente difficoltoso da usare per chiunque, e quindi non più appetibile per gli spammer) a livello globale – e partire con un nuovo sistema, i costi saranno colossali… ma con una spesa attuale di 10 miliardi all’anno possiamo pensarci.

Come dovrebbe essere il nuovo sistema e-mail? E’ meglio lasciar rispondere ai veri esperti (si potrebbe anche chiedere l’opinione di Ray Tomlinson)… Io mi sento di dare la mia idea, tesa anche ad evitare la necessità di usare dei CAPTCHA, che sono così noiosi e non rappresentano neanche la soluzione definitiva:

Una registrazione gratuita ad un’organizzazione internazionale, pagata dalle nostre tasse, che assegni e revochi licenze (con login e password) e analizzi automaticamente il traffico e-mail di chiunque (sento già ululati riguardanti la privacy… anche l’ultimo tecnico del vostro provider può leggere le vostre e-mail e non lo sapreste mai). Nel caso di traffico “strano” (o nel caso di lamentele), questo organismo bloccherà le e-mail e vi contatterà direttamente per chiedere una spiegazione.

Scommetto che questo basterebbe per risolvere il problema per sempre. Ad ogni modo è solo la mia idea, spero che qualcun altro posti i suoi suggerimenti.

2 comments on “Perchè è necessario riformare il sistema e-mail mondiale

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